Grande autunno di Fantascienza su Netflix

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Cari lettoridelmattino, se siete degli appassionati di storie di fantascienza e se siete abbonati a Netflix, questo post fa per voi! Ebbene sì, perché la piattaforma di contenuti on-demand sta per alzare il sipario su una stagione autunnale interessantissima, roba da farvi rimpiangere di avere preso ferie ad agosto! Quindi segnatevi bene queste tre date:

the-expanse-s2-1-e1502280275323Cominciamo con l’8 settembre (Domani!), data di rilascio della seconda stagione di “The Expanse”. Per chi non la conosce, si tratta di una serie di genere space opera, tratta dall’omonima serie letteraria di James S. A. Corey (in realtà uno pseudonimo), e ambientata in un futuro non troppo lontano, in cui l’umanità ha ormai colonizzato il Sistema Solare Interno. Con una trama che mischia investigazione, complotti geopolitici interplanetari, viaggi spaziali, conflitti sociali e giochi di potere, promette di farvi fare una bella carambola tra Terra, Luna, Marte, fino a Cerere, maggior corpo della cintura asteroidale. A detta di molti appassionati del genere, era da tempo che non si vedeva qualcosa del genere in tv (e io mi associo😉).

 

Il 25 settembre è invece un appuntamento cruciale per tutti gli appassionati del genere: arriva infatti la nuova serie di uno dei caposaldi della Fantascienza: Star Trek Discovery! Le schiere di Trekker attendono questo arrivo tra l’impazienza per una nuova serie e il timore di un allontanamento dallo stile originario della serie concepita da Roddenberry, complice la delusione (per alcuni, me compreso) della trilogia di film a firma JJ Abrams. star-trek-discovery-214886Su Discovery personalmente parto però ottimista, considerando  che la serie tv è un formato più adatto a Star Trek. A prescindere da ciò,  è comunque inutile giudicare un’opera prima di averla vista.

In ongi caso, trailer ed anticipazioni preannunciano che la nuova serie sarà ambientata dieci anni prima di quella classica (quindi tra Enterprise di Archer e TOS di Kirk), che sarà molto incentrata sul rapporto tra la Federazione e l’Impero Klingon, e caratterizzate da un’atmosfera più cupa. Ma soprattutto, voci di corridoio consigliano di non affezionarsi troppo ai personaggi, poiché il tasso di mortalità sarà più simile a Game of Thrones piuttosto che agli Star Trek che abbiamo visto finora.

Black_mirInfine, a ottobre 2017 arriverà l’attesissima quarta stagione di Black Mirror. Ebbene per chi non la conoscesse, questa antologia è un vero e proprio gioiello di genere. Di produzione inglese (e come tale più riflessiva della fantascienza cinematografica americana recente), ogni episodio della serie è una storia a sé, il cui unico tema in comune è il potente impatto (spesso negativo) delle nuove tecnologie sulla nostra società. Il brivido che questa “serie” garantisce allo spettatore è la possibilità di riscontrare nella propria vita quotidiana i germi precursori di ciò che sta guardando sullo schermo. Che sia un televisore, un tablet o uno smartphone, non guarderete più quello specchio nero con gli stessi occhi!

 

Quindi, con l’autunno alle porte, non potete dire che non sapete come passare le serate (e se non avete ancora netflix: Rimediate! Sciocchi!)

 

(Immagini prese genericamnete dal web. In particolare l’mmagine di Netflix è presa da http://www.newsart.org)
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Hangar 66 -il primo fumetto social

Cari lettoridelmattino, la vita del vostro blogger è cambiata parecchio ultimamente: nuova/vecchia città e nuovo lavoro. E niente più ore di treno da riempire scrivendo, leggendo e guardando film. Ma la passione per le storie non è certamente calata, deve solo ritagliarsi dei nuovi spazi nella quotidianità.

Per cui oggi riprendiamo il filo con una segnalazione.

Hangar 66

Hangar 66 – Mecha distrugge Roma

Qualche tempo fa, nell’incipit di un mio post (cattiveria d’autore) avevo accennato al fatto che stavo seguendo un’iniziativa relativa ad un fumetto “social”, intitolato Hangar 66: un progetto di Max Bertolini, che permette ai futuri lettori di contribuire alla creazione dell’opera stessa.

Per chi non lo conoscesse, Max Bertolini è un bravissimo disegnatore di casa Bonelli (e non solo), firma sia dell’ormai classico Nathan Never, ma anche del giovane Morgan Lost (a cui avevo dedicato il primo post di questo blog, quasi due anni or sono).

Hangar 66 – Bella e spietata la tenente della Nuova Europa

Non nascondo un mio iniziale scetticismo nei confronti di H66: temevo infatti che quest’aspetto social portasse principalmente a un brainstorming caotico di idee inconciliabili tra loro. Invece Max ci ha creduto veramente, ha saputo stimolare gli appassionati che hanno deciso di seguirlo in quest’avventura, tirando le fila ed orientando opportunamente il caos di idee raccolte via facebook. E così il progetto ha preso forma, arrivando alla pubblicazione del primo volume il 17 luglio scorso, con il logo di “edizioni inkiostro”.

Ma di cosa parla quest’opera?

Hangar 66 è un fumetto fantascientifico post catastrofe ambientato nell’Italia del 2066, e la catastrofe è semplicemente il collasso delle istituzioni nazionali ed Europee. Così, in questo futuro distopico facilmente riconducibile al nostro presente, l’Italia è piombata nel caos, il Vaticano è stato distrutto e la Nuova Europa ha eretto un muro per arginare quella moltitudine di disperati che tentano di sopravvivere. In questa grande anarchia e devastazione, una possibilità data ai reietti per uscire dalla loro condizione di “ultimi del mondo” è quella di combattere nell’Arena (appunto l’Hangar).

Tra giganteschi mecha, location italiche sconvolte e personaggi provenienti dalle diverse regioni del nostro sfortunato paese, se fosse un fumetto normale Hangar 66 si prefiggerebbe di allarmare il lettore, illustrando un possibile futuro all’orizzonte. Ma Hangar 66 attinge direettamente alle idee dei suoi contributori, le mette in scena, e si comprende come esse diano voce a timori, paure ed incertezze della nostra Italia odierna, che non ha il coraggio di guardare al futuro. Così la fantasia dà voce a queste paure, le immagina e le concretizza, tentando così di esorcizzarle, perché comunque sia per l’essere umano la paura di un futuro catastrofico è più sopportabile della paura di un avvenire ignoto e difficile da immaginare, che dà l’unica certezza di essere diverso e più duro degli anni che già conosciuti e trascorsi.

In definitiva, a breve effettuerò il mio ordine e vi saprò dire la mia sul risultato, una cosa però è certa: tra i nomi dei tanti contributori ci sarà anche il mio, e di questo ne sarò sicuramente orgoglioso.

Hangar 66 – la soluzione della Nuova Europa per la crisi Italiana?

The box – una “RecensioneDelMattino” su Tom’s Hardware

 

Un’altra piccola soddidfazione per il vostro #bloggerdelmattino. Dopo il buon risultato di Customer Satisfaction, ecco la mia prima recensione pubblicata fuori dal blog, in particolare su Retrocult, la rubrica di Tom’s Hardware dedicata alla Fantascienza e al Fantastico del passato (ante 2010, per intendersi).
Eccovi dunque la recensione del film “The Box” , ispirato al racconto “Button, Button” di Richard Matheson (“Real Steel“, “Io sono leggenda“):

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Locandina italiana del film (immagine da Comingsoon.it)

Anni 70. Arthur e Norma Lewis vivono a Richmond, Virginia, insieme al loro unico figlio. Lei insegnante di lettere e filosofia, lui ingegnere presso la NASA a Langley per la missione marziana Viking. Conducono una vita tranquilla, quando si presenta alla loro porta un individuo dal volto sfigurato con una singolare offerta: una scatola con un pulsante. Se lo premeranno una persona sconosciuta morirà e loro riceveranno un milione di dollari. Altrimenti non accadrà nulla. Il misterioso offerente concede loro 24 ore di tempo per decidere, dopodiché ritirerà l’offerta.

In questo arco di tempo cominciano ad accadere eventi che aumentano la pressione economica sulla famiglia, rendendo quel milione di dollari da potenzialmente utile a estremamente necessario per preservare il normale stile di vita della famiglia Lewis.

Dalla decisione presa dai due scaturisce tutta la seconda parte del film, che…[continua su Tom’s Hardware]

Quindi dopo questa recensione, guardatevi il film, leggetevi il racconto originale (lo potete trovare qui) e fatemi sapere cosa ne pensate.

E soprattutto, stay tuned, che altre novità arriveranno presto!

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Frank Langella nella parte di Mr Stewart (Immagine da Tom’s Hardware)

 

Fantascienza italiana a confronto (2 di 2) – Real Mars

Cari tutti, ben ritrovati per la seconda parte di questa doppia recensione. Prima però di parlarvi del libro di Alessandro Vietti, voglio ringraziare il mio “pugno di follower” che, pochi ma duri, nei sei mesi di vita di questo blog hanno effettuato le prime 1000 visite! Vi ringrazio, continuate a seguirmi sempre più numerosi, che siete voi la benzina della mia creatività.

Detto questo, veniamo al secondo libro di Zona42 che vi segnalo come consiglio di lettura per l’estate.

Real Mars

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A parte le iniziali dei due autori e la presenza in entrambi i libri di un astronauta toscano, DTS (vedi recensione precedente) e Real Mars hanno ben poco in comune.  Le vicende di Real Mars si svolgono all’interno del seguente scenario:

In un futuro molto prossimo -circa due decenni- la Nasa ha rinunciato a portare l’uomo su Marte a causa degli esorbitanti costi di missione. L’Agenzia Spaziale Europea invece ha trovato il modo di finanziare questa storica missione, ovvero trasformandola in un Reality Show. Così, mentre i quattro membri dell’equipaggio si accingono a scrivere una nuova pagina della storia dell’esplorazione spaziale, sulla Terra l’umanità si scorda di se stessa, travolta da questo fenomeno massmediatico mondiale.

Qualcuno ha definito Real Mars “la risposta Europea a The Martian”. In verità però i due romanzi hanno anime differenti. The Martian (in italiano tradotto “L’uomo di Marte”) racconta la lotta per la sopravvivenza di un uomo contro la natura (marziana) ostile ed inospitale, e ha nell’alto livello di dettaglio tecnologico e nella ferrea volontà del protagonista e degli altri personaggi il suo punto di forza. Real Mars è invece un romanzo di fantascienza “sociale”, la missione spaziale rimane più sullo sfondo, rispetto alle dinamiche umane e disumane che si sviluppano attorno alla missione.

Forte di un’ironia tagliente e sottile, Vietti racconta tali dinamiche in modo cinico, aberrante, disumanizzante, propagando in avanti nel tempo la deriva etica e mediatica della società attuale, così da offrire al lettore un retrogusto di distopia estremamente vicina alla nostra realtà.  L’autore spesso accosta momenti al limite del grottesco con situazioni ad alta drammaticità, tanto da ricordare il Mark Twain di “un americano alla corte di re artù” (gran bel romanzo, uno dei pochi che ho riletto più volte). Così facendo, delinea un tritacarne massmediatico degno di Hunger Games, ma molto più subdolo e reale.

Possiamo affermare che, in Real Mars, l’ultimo barlume di umanità risiede in quei quattro individui che stanno “fuggendo” su Marte. Gli astronauti, che solitamente sono percepiti dall’immaginario collettivo come dei superuomini capaci di passeggiare nello spazio come noi portiamo fuori il cane la sera, qua sono messi a nudo davanti alle telecamere, rivelandosi persone estremamente normali. E mentre i quattro solcano il cosmo alla volta del Pianeta Rosso, la gente comune, in ogni angolo del globo, sedotta dalla possibilità di accompagnarli in questa impresa epocale dal proprio divano di casa, preferisce sognare ed essere parte della straordinaria quotidianità dei loro beniamini, piuttosto che avere cura della propria, bruciando il loro tempo -tanto o poco che sia- davanti ad uno schermo acceso H24. Perchè, come recita lo slogan, “il quinto membro dell’equipaggio sei tu”.

Insomma, con il suo stile ironico e pungente ed un ottimo momtaggio, Vietti trascina rapidamente lo spettatore (sic!) attraverso i 121 milioni di kilom… ehm le 300 pagine del libro . E, se ipensiamo alle tematiche principali del libro, con la morbosità degli spettatori, i contrasti tra le esigenze di missione e quelle di tras-missione, e quella sensazione da cavie da laboratorio, Real Mars ha tutti i requisiti per ispirare una bella puntata di Black Mirror – interessante serie tv UK sul rapporto tra società e nuove tecnologie,  se non la conoscete vi consiglio di rimediare al più presto, la trovate anche su NetFlix

Detto questo, non mi resta che augurarvi buona lettura, su qualsiasi orbita sarete quest’estate. Qua controllo missione chiude :).

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P.S. una curiosità: l’idea di trasformare una missione su Marte in un reality è stata prevista anche dalla (pseudo-) missione Mars One. L’iniziativa è di dubbia realizzabilità, però sul loro sito potete iscrivervi e candidarvi per andare a lasciare la vostra impronta sul Pianeta Rosso, entrando così nella storia. Tenete presente però che si tratta di un biglietto di sola andata!

Fantascienza italiana a confronto (1 di 2) – Dimenticami, Trovami, Sognami

Cari tutti, oggi il vostro Blogger del Mattino vi propone una recensione doppia. Parliamo quindi di due libri di fantascienza italiana, entrambi editi dalla casa editrice Zona42. Si tratta di Dimenticami Trovami Sognami, di Andrea Viscusi (vi ricordate l’ebook “4 apocalissi?“) e Real Mars, di Alessandro Vietti. Spendiamo però prima due parole sull’editore.

StampaZona 42  è una giovane casa editrice specializzata in fantascienza. Sono piccoli ma appassioniati, fanno un’ottima selezione sul genere e sul livello degli autori. Sono partiti traducendo romanzi stranieri e poi, prima con Viscusi e poi con Vietti, da poco più di un anno hanno cominciato a pubblicare anche opere nostrane. Personalmente, ho conosciuto il primo dei due leggendo “4 Apocalissi”, sono andato all’evento di lancio di Real Mars in libreria perché c’era anche la presentazione del suo libro, e così ho conosciuto Zona42 e Real Mars tramite questo incontro. E tutto ciò mi è piaciuto. Detto questo, vediamo un po’ i due romanzi.

Dimenticami trovami sognami

Ho trovato il romanzo di Viscusi molto avvincente. Ambientato in parte a Lucca, il titolo rispecchia la struttura del libro. “Dimenticami”, “Trovami” e “Sognami”: tre diverse fasi di questo viaggio attraverso i meccanismi della realtà; tre parti, quasi tre racconti, legati dagli elementi chiave della storia. Il libro parte con una misteriosa missione dell’ESA, e si sviluppa in maniera inaspettata. Incuriosisce sapientemente il lettore con i suoi indizi, centellinati in maniera opportuna; si interroga su questioni di cosmologia e cosmogonia, proponendo una visione estremamente originale sul funzionamento dell’universo: la RetCon! Inoltre risulta anche emotivamente coinvolgente, forte anche di una bella storia d’amore, di un legame che si oppone a tutto e va oltre il tempo (cosa che si capiva anche dal titolo, vero? Ma tranquilli, è lontanissimo da uno “SpaceTwilight”  ^_^).

DTS

Ma soprattutto, tutti questi aspetti sono mischiati insieme in un’amalgama veramente ben fatta, indispensabili l’uno all’altro. Non fili paralleli, ma parti di un unico intreccio. Un cocktail che denota una certa complessità dell’autore, oltre che una padronanza nella narrazione per niente banale.

D’altronde, DTS è anche stilisticamente molto interessante: scritto con ritmo mai calante, ogni capitolo lascia il lettore sulla corda, ogni situazione viene svelata man mano, variando i punti d’osservazione del narratore, così da spiazzare il lettore quanto basta, senza però arrivare a confonderlo. Questo grazie anche ad una padronanza dei tempi e delle persone narrative, con cui l’autore gioca piacevolmente, alternando passato e presente, prima e terza persona, m anche l’ostica seconda persona (che nel “sognami” trova molto il suo perché), e tutto in maniera perfettamente strumentale alle vicende narrate.

In definitiva, amore, mistero e un particolare “what-if” cosmologico sono i tre motori trainanti di DTS: essi stimolano la curiosità del lettore fornendo i pezzi di un puzzle che man mano si delinea, ma che riserva sorprese fino alla fine, strizzando l’occhio sia alla mente che al cuore.

Come si intuiva da 4 apocalissi, Viscusi si conferma un “autorino proprio niente male”.

Ed ora…pazientate qualche giorno per la recensione di Real Mars…

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