The box – una “RecensioneDelMattino” su Tom’s Hardware

 

Un’altra piccola soddidfazione per il vostro #bloggerdelmattino. Dopo il buon risultato di Customer Satisfaction, ecco la mia prima recensione pubblicata fuori dal blog, in particolare su Retrocult, la rubrica di Tom’s Hardware dedicata alla Fantascienza e al Fantastico del passato (ante 2010, per intendersi).
Eccovi dunque la recensione del film “The Box” , ispirato al racconto “Button, Button” di Richard Matheson (“Real Steel“, “Io sono leggenda“):

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Locandina italiana del film (immagine da Comingsoon.it)

Anni 70. Arthur e Norma Lewis vivono a Richmond, Virginia, insieme al loro unico figlio. Lei insegnante di lettere e filosofia, lui ingegnere presso la NASA a Langley per la missione marziana Viking. Conducono una vita tranquilla, quando si presenta alla loro porta un individuo dal volto sfigurato con una singolare offerta: una scatola con un pulsante. Se lo premeranno una persona sconosciuta morirà e loro riceveranno un milione di dollari. Altrimenti non accadrà nulla. Il misterioso offerente concede loro 24 ore di tempo per decidere, dopodiché ritirerà l’offerta.

In questo arco di tempo cominciano ad accadere eventi che aumentano la pressione economica sulla famiglia, rendendo quel milione di dollari da potenzialmente utile a estremamente necessario per preservare il normale stile di vita della famiglia Lewis.

Dalla decisione presa dai due scaturisce tutta la seconda parte del film, che…[continua su Tom’s Hardware]

Quindi dopo questa recensione, guardatevi il film, leggetevi il racconto originale (lo potete trovare qui) e fatemi sapere cosa ne pensate.

E soprattutto, stay tuned, che altre novità arriveranno presto!

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Frank Langella nella parte di Mr Stewart (Immagine da Tom’s Hardware)

 

Fantascienza italiana a confronto (2 di 2) – Real Mars

Cari tutti, ben ritrovati per la seconda parte di questa doppia recensione. Prima però di parlarvi del libro di Alessandro Vietti, voglio ringraziare il mio “pugno di follower” che, pochi ma duri, nei sei mesi di vita di questo blog hanno effettuato le prime 1000 visite! Vi ringrazio, continuate a seguirmi sempre più numerosi, che siete voi la benzina della mia creatività.

Detto questo, veniamo al secondo libro di Zona42 che vi segnalo come consiglio di lettura per l’estate.

Real Mars

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A parte le iniziali dei due autori e la presenza in entrambi i libri di un astronauta toscano, DTS (vedi recensione precedente) e Real Mars hanno ben poco in comune.  Le vicende di Real Mars si svolgono all’interno del seguente scenario:

In un futuro molto prossimo -circa due decenni- la Nasa ha rinunciato a portare l’uomo su Marte a causa degli esorbitanti costi di missione. L’Agenzia Spaziale Europea invece ha trovato il modo di finanziare questa storica missione, ovvero trasformandola in un Reality Show. Così, mentre i quattro membri dell’equipaggio si accingono a scrivere una nuova pagina della storia dell’esplorazione spaziale, sulla Terra l’umanità si scorda di se stessa, travolta da questo fenomeno massmediatico mondiale.

Qualcuno ha definito Real Mars “la risposta Europea a The Martian”. In verità però i due romanzi hanno anime differenti. The Martian (in italiano tradotto “L’uomo di Marte”) racconta la lotta per la sopravvivenza di un uomo contro la natura (marziana) ostile ed inospitale, e ha nell’alto livello di dettaglio tecnologico e nella ferrea volontà del protagonista e degli altri personaggi il suo punto di forza. Real Mars è invece un romanzo di fantascienza “sociale”, la missione spaziale rimane più sullo sfondo, rispetto alle dinamiche umane e disumane che si sviluppano attorno alla missione.

Forte di un’ironia tagliente e sottile, Vietti racconta tali dinamiche in modo cinico, aberrante, disumanizzante, propagando in avanti nel tempo la deriva etica e mediatica della società attuale, così da offrire al lettore un retrogusto di distopia estremamente vicina alla nostra realtà.  L’autore spesso accosta momenti al limite del grottesco con situazioni ad alta drammaticità, tanto da ricordare il Mark Twain di “un americano alla corte di re artù” (gran bel romanzo, uno dei pochi che ho riletto più volte). Così facendo, delinea un tritacarne massmediatico degno di Hunger Games, ma molto più subdolo e reale.

Possiamo affermare che, in Real Mars, l’ultimo barlume di umanità risiede in quei quattro individui che stanno “fuggendo” su Marte. Gli astronauti, che solitamente sono percepiti dall’immaginario collettivo come dei superuomini capaci di passeggiare nello spazio come noi portiamo fuori il cane la sera, qua sono messi a nudo davanti alle telecamere, rivelandosi persone estremamente normali. E mentre i quattro solcano il cosmo alla volta del Pianeta Rosso, la gente comune, in ogni angolo del globo, sedotta dalla possibilità di accompagnarli in questa impresa epocale dal proprio divano di casa, preferisce sognare ed essere parte della straordinaria quotidianità dei loro beniamini, piuttosto che avere cura della propria, bruciando il loro tempo -tanto o poco che sia- davanti ad uno schermo acceso H24. Perchè, come recita lo slogan, “il quinto membro dell’equipaggio sei tu”.

Insomma, con il suo stile ironico e pungente ed un ottimo momtaggio, Vietti trascina rapidamente lo spettatore (sic!) attraverso i 121 milioni di kilom… ehm le 300 pagine del libro . E, se ipensiamo alle tematiche principali del libro, con la morbosità degli spettatori, i contrasti tra le esigenze di missione e quelle di tras-missione, e quella sensazione da cavie da laboratorio, Real Mars ha tutti i requisiti per ispirare una bella puntata di Black Mirror – interessante serie tv UK sul rapporto tra società e nuove tecnologie,  se non la conoscete vi consiglio di rimediare al più presto, la trovate anche su NetFlix

Detto questo, non mi resta che augurarvi buona lettura, su qualsiasi orbita sarete quest’estate. Qua controllo missione chiude :).

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P.S. una curiosità: l’idea di trasformare una missione su Marte in un reality è stata prevista anche dalla (pseudo-) missione Mars One. L’iniziativa è di dubbia realizzabilità, però sul loro sito potete iscrivervi e candidarvi per andare a lasciare la vostra impronta sul Pianeta Rosso, entrando così nella storia. Tenete presente però che si tratta di un biglietto di sola andata!

Fantascienza italiana a confronto (1 di 2) – Dimenticami, Trovami, Sognami

Cari tutti, oggi il vostro Blogger del Mattino vi propone una recensione doppia. Parliamo quindi di due libri di fantascienza italiana, entrambi editi dalla casa editrice Zona42. Si tratta di Dimenticami Trovami Sognami, di Andrea Viscusi (vi ricordate l’ebook “4 apocalissi?“) e Real Mars, di Alessandro Vietti. Spendiamo però prima due parole sull’editore.

StampaZona 42  è una giovane casa editrice specializzata in fantascienza. Sono piccoli ma appassioniati, fanno un’ottima selezione sul genere e sul livello degli autori. Sono partiti traducendo romanzi stranieri e poi, prima con Viscusi e poi con Vietti, da poco più di un anno hanno cominciato a pubblicare anche opere nostrane. Personalmente, ho conosciuto il primo dei due leggendo “4 Apocalissi”, sono andato all’evento di lancio di Real Mars in libreria perché c’era anche la presentazione del suo libro, e così ho conosciuto Zona42 e Real Mars tramite questo incontro. E tutto ciò mi è piaciuto. Detto questo, vediamo un po’ i due romanzi.

Dimenticami trovami sognami

Ho trovato il romanzo di Viscusi molto avvincente. Ambientato in parte a Lucca, il titolo rispecchia la struttura del libro. “Dimenticami”, “Trovami” e “Sognami”: tre diverse fasi di questo viaggio attraverso i meccanismi della realtà; tre parti, quasi tre racconti, legati dagli elementi chiave della storia. Il libro parte con una misteriosa missione dell’ESA, e si sviluppa in maniera inaspettata. Incuriosisce sapientemente il lettore con i suoi indizi, centellinati in maniera opportuna; si interroga su questioni di cosmologia e cosmogonia, proponendo una visione estremamente originale sul funzionamento dell’universo: la RetCon! Inoltre risulta anche emotivamente coinvolgente, forte anche di una bella storia d’amore, di un legame che si oppone a tutto e va oltre il tempo (cosa che si capiva anche dal titolo, vero? Ma tranquilli, è lontanissimo da uno “SpaceTwilight”  ^_^).

DTS

Ma soprattutto, tutti questi aspetti sono mischiati insieme in un’amalgama veramente ben fatta, indispensabili l’uno all’altro. Non fili paralleli, ma parti di un unico intreccio. Un cocktail che denota una certa complessità dell’autore, oltre che una padronanza nella narrazione per niente banale.

D’altronde, DTS è anche stilisticamente molto interessante: scritto con ritmo mai calante, ogni capitolo lascia il lettore sulla corda, ogni situazione viene svelata man mano, variando i punti d’osservazione del narratore, così da spiazzare il lettore quanto basta, senza però arrivare a confonderlo. Questo grazie anche ad una padronanza dei tempi e delle persone narrative, con cui l’autore gioca piacevolmente, alternando passato e presente, prima e terza persona, m anche l’ostica seconda persona (che nel “sognami” trova molto il suo perché), e tutto in maniera perfettamente strumentale alle vicende narrate.

In definitiva, amore, mistero e un particolare “what-if” cosmologico sono i tre motori trainanti di DTS: essi stimolano la curiosità del lettore fornendo i pezzi di un puzzle che man mano si delinea, ma che riserva sorprese fino alla fine, strizzando l’occhio sia alla mente che al cuore.

Come si intuiva da 4 apocalissi, Viscusi si conferma un “autorino proprio niente male”.

Ed ora…pazientate qualche giorno per la recensione di Real Mars…

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4 apocalissi

Cari lettori,

Oggi spazio alla lettura ed ai racconti. Qualche giorno fa ho riesumato dai miei disordinati archivi digitali un ebook recuperato da internet anni addietro. Girando sul web a caccia di letture low cost/ gratis per ingannare il tempo, mi ero imbattuto in un sito di ebook, trovando “4 apocalissi”, una piccola raccolta di racconti a tema “fine del mondo”.

Da una rapida ricerca è emerso che l’autore –Andrea Viscusi detto “Piscu”- è un mio conterraneo piuttosto prolifico in particolare sulla fantascienza e generi affini, grande divoratore di libri a tema e vincitore di alcuni premi interessanti. Devo dire che probabilmente mi sono imbattuto in un “autorino proprio niente male”.

In particolare “4 apocalissi” è una raccolta di appena 40 pagine, in cui l’autore immagina quattro possibili epiloghi del genere umano, quattro modi nettamente diversi di mettere un punto a tutto. E nonostante sull’argomento si sia scritto e rappresentato veramente tanto, dall’asteroide al conflitto nucleare, dalla pandemia all’Ira Divina, passando per la purificazione aliena, l’esplosione solare o il fenomeno geo-climato-vulcano-catastrofico, l’autore riesce a mettere una certa originalità nei quattro “mini-armageddon” da lui proposti. La stessa copertina è una composizione di quattro immagini, ognuna legata ad uno dei racconti.

4 apocalissi - Copertina

In definitiva, il file è scaricabile qua, mentre il sito di Andrea Viscusi verrà aggiunto a breve nella pagina “siti amici”. Molto probabilmente leggerò altro di suo in futuro, oltre a “4 apocalissi”. Quali sono i racconti che mi sono piaciuti di più? Non ve lo dico 🙂

L’ ispettore (!?!) Coliandro

Poniamoci una domanda: qual è la caratteristica che accomuna tutti gli investigatori, al di là del periodo storico in cui ognuno di loro si muove, del luogo in cui indaga, del background culturale o della professione effettiva?

Investigatori

La risposta è:  l’intuito.

Shelock Holmes, Jessica Fletcher, Salvo Montalbano, Derrik, Dylan Dog, Tibbs, fratello Cadfael, Guglielmo da Baskerville, il prof. Langdon, Poirot, i vari Horatio, Grissom o Gibbs di CSI ed NCIS, il Tenente Colombo, Vic Mackey, Nick Raider, Jim Gordon, Nathan Never, perfino Don Matteo, Topolino o Detective Conan ( e la lista potrebbe continuare, ovviamente). Tutti accomunati da un grande intuito.

… e poi c’è Coliandro.

Perchè Coliandro di intuito non ne ha neanche l’ombra. Anzi, nei suoi casi non ci capisce proprio niente. Prendi l’archetipo dell’investigatore, fanne la negazione, ed ecco che esce fuori lui. Uno dei personaggi più originali in assoluto degli ultimi anni. Ma facciamo un passo indietro.

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La serie di per sé ha i suoi marchi di fabbrica, elementi per cui lo spettatore la riconosce già dai primi istanti, anche se a puntata iniziata: riprese e ritmo molto particolari accompagnate da una colonna sonora decisamente presente, inconfondibile stile Manetti Bros. Poi c’è la scelta del set: nonostante il team di personaggi potrebbe benissimo muoversi tra le strade più violente della Capitale (cosa vista e ri-vista in enne-mila serie), a fare da sfondo alle varie puntate è invece Bologna “la Dotta” con il suo retroterra, una città italiana che non viene raccontata molto spesso sul piccolo schermo, specie in chiave investigativa. Se poi il protagonista è un poliziotto totalmente fuori dalle righe, scanzonato, autoironico fino a quasi rasentare la parodia, ma senza intaccare azione e suspance, è facile capire come il risultato non possa che essere qualcosa di estremamente originale (ed un bravo va anche all’interprete Giampaolo Morelli, che gli presta volto ed atteggiamenti da sbruffone).

Se ci riflettiamo, il titolo “L’ispettore Coliandro” suona quasi come un ossimoro. Coliandro non è un ispettore. Coliandro vive un gioco di ruolo ispirato all’Ispettore Callaghan. Un antieroe che non ha la percezione della realtà dei guai in cui si va a cacciare. A lui i casi non vengono assegnati: a lui gli piovono addosso! Come si dice: “sono i guai che cercano lui”. E lui ci finisce dentro con tutte le scarpe. Non ci capisce niente, spesso non si rende neanche conto di esserci dentro. Lui, travolto dall’indagine che dovrebbe seguire, è l’ultimo a capirla. L’ultimo a fare due più due. Coliandro non intuisce neanche questa sua mancanza di capacità deduttive. Ma Coliandro compensa in altro modo. Infatti risolve comunque i casi, e lo fa grazie a tre qualità: fortuna innanzitutto, seguita da un mix di audacia ed incoscienza, ed una pura fedeltà al suo lavoro ed al suo ruolo. Perchè Coliandro è un coglione, ma un coglione buono e coraggioso.

Forse una metafora di un Paese che va avanti e se la cava non si sa come e nonostante tutto? Bah. Questo blog si occupa di Storie 🙂

Prima di chiudere, però, vi segnalo un altro film dei Manetti Bros, una rara pellicola di fantascienza all’italiana, che ruota attorno ad una situazione molto originale, e che secondo me vale la pena di vedere. Si intitola l’arrivo di Wang. Un consiglio però: non vi leggete niente su internet, vi sciupereste il film.

Detto questo, vi saluto e vi rimando al prossimo post (più o meno settimana prossima).

ps ve l’ho detto che l’ideatore della serie di Coliandro è Carlo Lucarelli?