Un incipit tra scienza e fantascienza

Cap. 0 –  SKA

SKA: un’immensa rete di radiotelescopi tra il Sudafrica e l’Australia, formata da più di mille orecchi elettronici che ascoltano il cielo, in cerca dei misteri dell’universo. Essendo un investimento multinazione, l’utilizzo della piattaforma è ripartito in ore di accesso dedicate ai singoli Paesi contributori. Utilizzare SKA è come avere a disposizione un’antenna di un kilometro quadrato di superficie –per l’appunto SKA sta per Square Kilometer Array– e più la superficie è ampia e maggiore è la risoluzione delle radioimmagini che è possibile raggiungere. Così le antenne si muovono coordinate, tutte o a gruppi, per osservare i segnali radio provenienti dal cielo. Ma quel giorno una piccola antenna del Sudafrica non voleva proprio allinearsi.

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Tre antenne del radiotelescopio ASKAP. 
Credit: Dragonfly Media/CSIRO (http://www.ska.gov.au ).

Cari #lettoridelmattino, quel che vi propongo qua sopra è l’incipit di un mio nuovo racconto, intitolato “Contatto_Zero”. Il racconto è ormai concluso ed è stato inviato ad un concorso (per questo non anticipo altro a riguardo). Ma colgo l’occasione per condividere una riflessione: viviamo in un’epoca delicata, di grandi mutamenti sotto tanti punti di vista – sociali, etici, geopolitici, economici, ecologici – e molti sviluppi futuri sono stati ipotizzati in passato da diverse opere di narrativa fantascientifica (basta pensare al filone del Cyberpunk, per certi versi molto prossimo ai possibili scenari che ci si prospettano all’orizzonte). Ma dal punto di vista tecnologico, siamo in un momento molto particolare: infatti  tra stampanti 3D, missioni spaziali, cyberwar, sistemi autonomi  ed intelligenza artificiale, la realtà attuale e dei prossimi anni offre tantissimi spunti di riflessione, pezzi semilavorati di facile assemblaggio per una discreta storia di fantascienza. Non c’è bisogno di inventarsi chissà quale tecnologia futuribile, basta immaginare qualche passo in più dello stato attuale della ricerca scientifica e tecnologica per capire come cambierà il nostro quotidiano. Un po’ come la serie Gotham aveva già a disposizione una pletora di personaggi interessanti e caratterizzati,  allo stesso modo la realtà ci offre elementi, mezzi e anche protagonisti per una narrazione interessante. Con “Contatto_Zero” ho provato a fare questo gioco, inserendo alcune delle tematiche di ricerca industriale e scientifica più calde del momento nello stesso recipiente, per poi vedere come reagiscono tra loro.  E questo vale anche per l’incipit, in cui parto da un progetto reale  estremamente ambizioso. Infatti, il relativo sito web riporta:

Il progetto di SKA è una sfida a livello scientifico e ingegneristico, che raggruppa alcune tra le più brillanti menti del pianeta. Quando sarà completato, SKA sarà un network caratterizzato da un 1 km quadrato di area di raccolta, un grande campo di vista, un’estensione di alcune migliaia di km, e tecnologie innovative per ricevitori, trasporto ed elaborazione del segnale e calcolo.

Lo Square Kilometre Array è un progetto internazionale il cui obiettivo è costruire il più grande radiotelescopio in due siti, Australia e Sudafrica. La grandezza di SKA rappresenta un grande balzo in avanti per l’ingegneria e per la scienza: rivoluzionerà la nostra conoscenza dell’Universo e delle leggi fondamentali della fisica. I primi risultati scientifici arriveranno nel 2020.

Inserire riferimenti reali è sicuramente un buon espediente per costruire la sospensione di incredulità del fruitore, ma sapere che la realtà è a volte solo un passo indietro rispetto alla fantascienza secondo me è una gran figata!

Non lo trovate anche voi?

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Un #raccontodelmattino alla Fiera del Libro di Pisa

“Caro autore,

abbiamo ultimato la selezione dei racconti per la quarta edizione del “Concorso letterario Racconti Toscani”, se ricevi questa email è perché il tuo racconto è stato selezionato e verrà pubblicato nell’antologia edita da Historica Edizioni. La premiazione degli autori selezionati e la consegna degli attestati avverrà domenica 12 novembre alla fiera del libro di Pisa “Pisa Book Festival”, presso il Palazzo dei Congressi (orario e sala da comunicare nelle prossime email).”

Ebbene sì: sembra (giusto per applicare un Tommasiano “se non vedo non credo”) che finalmente un #raccontodelmattino sarà pubblicato in un’antologia in formato cartaceo, presentata alla Fiera del Libro di Pisa il prossimo 12 Novembre. Se i dettagli della pubblicazione li potete trovare nella citazione riportata sopra, racconto lo potete trovare già su questo blog: si tratta de “Il dilemma del cane”, racconto sperimentale in seconda persona, che scrissi un po’ in reazione ad una delle tante esagerazioni radicali ormai ricorrenti nella nostra società. E poiché quando si trascende il buonsenso, estremizzare una situazione è un ottimo test per mettere alla prova il limite delle proprie affermazioni, immaginai la scena narrata in questo racconto.

Detto questo, appuntamento al 12 novembre alla fiera del libro di Pisa!!!

 

“Richiesta di soccorso” – racconto ospite

A quanto pare ultimamente sta girando un terribile virus. Questo pericoloso nemico della salute umana è particolarmente subdolo, perché può essere contratto in vari modi: per via orale, ma anche cartacea o digitale. Questo virus crea delle strane idee nella testa di soggetti ospitanti, idee di mondi lontani, di protagonisti, situazioni, vicende. Queste idee si accumulano nella testa, e l’organismo per reazione cerca di espellerle sotto varia forma: sfregando matite su lastre di cellulosa, oppure colpendo violentemente e ripetutamente i tasti di un dispositivo elettronico. Si suppone che debba comunque esserci una predisposizione del paziente a contrarre la malattia, che talvolta rimane asintomatica, latente anche per anni in soggetti portatori sani. Qualcuno mi ha infettato, ma la mia forma non è ancora così acuta. Però è abbastanza grave da contagiare qualcuno. Così, un caro amico e collega, dopo aver letto customer satisfaction, ha contratto il virus, che si è subito manifestato con un forte attacco. Oggi vi riporto i frutti di questo attacco, sicuro che questa terapia palliativa non lo porterà a guarire, ma almeno ad allentare la pressione di idee che cresce nella sua testa, così da fare spazio a quelle successive.

Di seguito “Richiesta di soccorso”, di Bishop75, che ospito sul mio blog molto volentieri.

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Jonah non riusciva ad abituarsi a quei bagliori bluastri che trasformavano la notte nel deserto in un inquietante palcoscenico per la danza del plasma solare. Aurore tanto affascinanti quanto letali… Erano passati ormai quasi 250 anni da quando il Sole aveva abbandonato la fase di stabilità e si stava trasformando in una Gigante rossa, e lui era abituato a vederle nei monitor di Solaria, al sicuro sotto la superficie terrestre. “È ora di tornare Jonah!” disse Hope trascinando dietro di sé una slitta che trasportava le batterie recuperate dal relitto di un drone scout delle forze di sicurezza e contenimento di Solaria. “Jonah! Manca poco e ne arriverà un altro! Non possiamo fare niente per loro, solo resistere! Muoviti!”.

Resistere…resistere…Jonah con ancora in braccio il blaster con cui aveva disattivato il drone, sentiva rimbombare quella parola…resistere. Non riusciva a distogliere lo sguardo dai corpi che non era riuscito a salvare, molti bambini innocenti, o meglio a detta del governo di Solaria colpevoli di esser stati concepiti e nascosti al piano di contenimento demografico. “Andiamo Jonah” disse Hope prendendolo per un braccio “andiamo…”.

Erano le grotte i loro rifugi, lì una piccola comunità di ribelli era al riparo dalle radiazioni.  I droni non potevano rilevarli e soprattutto, non potevano rilevare il chip che registrava ogni essere vivente sul pianeta e che avrebbe segnalato la sua posizione non appena raggiunti i 50 anni. Col tempo erano riusciti a capire come rimuoverli ma ben presto Solaria iniziò a programmare i droni per catturare qualsiasi forma di vita senza il chip. L’estinzione degli animali rendeva facile il lavoro di rilevazione traccia ir.

La vita sul pianeta iniziò a risentire dell’instabilità solare già dopo i primi 50 anni di attività. Ben presto inziò l’estinzione di massa dei primi animali, un mix tra aumento delle temperature e delle radiazioni ionizzanti. Dopo toccò alle piante e all’uomo. Ogni passo avanti della civiltà umana iniziò a barcollare, gli impulsi solari e le costanti aurore mandarono in tilt ogni strumento elettronico non schermato. Solo le tecnologie militari più sofisticate riuscirono a sopravvivere, tecnologie nate per resistere agli EMP, ben presto fu il caos. L’implosione della civiltà umana fu chiara a tutti con la fine dei collegamenti satellitari e del gps, la fine del loro funzionamento scosse la popolazione più del razionamento della carne e l’estinzione delle prime specie animali.

L’incremento delle temperature aveva causato lo scioglimento delle calotte polari, gran parte del pianeta giaceva ormai sotto il livello del mare e alla fine di questo processo rimasero soltanto poche comunità che vivevano sotto le calotte protettive destinate a mantenere in vita le comunità minerarie di Mercurio…ormai abbandonato da tempo. La vita si era spostata momentaneamente su Marte col quale pare si fossero perduti i contatti da oltre 70 anni. Abbandonati al proprio destino, aggrappati alla vita al momento garantita dalle cupole, i governi sopravvissuti avevano deciso che l’unica soluzione era quella di contenere la popolazione “terminandola” a 50 anni.

Fu però subito chiaro che le elite governanti ed i militari su cui poggiavano gran parte delle basi del loro potere non rispettavano tale limite. Presto nacque una resistenza che abbandono la cupola e si rifugiò nel sottosuolo sfruttando la vasta regione mineraria. Jonah e Hope facevano parte di una delle tante squadre di estrazione civili ribelli dalla cupola. Quella notte avevano fallito.

La città sotterranea si raggiungeva dopo aver attraversato lunghi tunnel che si diramavano verso i vari distretti che componevano la comunità ribelle. Jonah e Hope abitavano nel distretto scientifico dove si occupavano della sicurezza interna, in tale distretto era riposta la speranza di poter fuggire dal pianeta morente. Gli ingegneri stavano da tempo lavorando alla realizzazione di una piccola unità spaziale che potesse lasciare il pianeta verso Marte o le colonie orbitanti attorno Saturno in cerca di aiuto, Arcadya sarebbe stato il suo nome. Utilizzare le radio era pressoché inutile, la potenza necessaria a superare le tempeste magnetiche ed il rumore di fondo solare avrebbe sicuramente attirato l’attenzione delle cupole. Non potevano scoprire di nuovo la posizione della comunità, l’ultima volta fu una strage e andarono perdute parte degli sviluppi della navicella.

“Porta ai laboratori le batterie recuperate e poi vai a farti sostituire quel braccio Hope, io vado a fare rapporto” disse Jonah osservando con apprensione i cavi ed i circuiti che uscivano dallo squarcio annerito dell’avambraccio destro di Hope. Jonah teneva tantissimo al suo compagno di lavoro, ne avevano passate tante e non era come le altre unità H-Ope di supporto al combattimento in ambienti estremi. Era un vecchio modello, l’ultimo attivo dei 75 robot trovati anni fa in un vecchio deposito sotterraneo dell’esercito, Probabilmente un carico per Mercurio. Jonah grazie ai suoi studi in informatica ed A.I. era riuscito dopo svariati tentativi che lo avevano costretto a disattivarlo e mandarlo in “assistenza” a renderlo più umano e adatto alle sue missioni di recupero al limite del suicidio. Le altre unità di supporto più sofisticate lo avrebbero bloccato per evitare che ci lasciasse le penne.

Jonah bussò alla porta del comandante Fear. “Jonah accomodati, ve la siete vista brutta mi hanno detto” disse alzandosi in piedi. “Continuano a seguire da lontano i fuggitivi ed a farsi vivi non appena entriamo in contatto con loro. Tutti uccisi, 7 bambini e 5 adulti. Grazie a Hope non sono nella lista…” disse Jonah appoggiandosi al muro. “Forse sarebbe stato meglio…”continuò Jonah “sono anni che aspetto di poter partire con Arcadya, sono stufo di questa merda”. “Siamo a buon punto Jonah, davvero. Il nucleo energetico è stabile adesso, e farti ammazzare adesso non sarebbe una bella idea” disse Fear mostrandosi un video dei test della navicella. “Siamo l’ultimo baluardo tra i superstiti terrestri e la follia di Solaria. Non possiamo abbandonare donne e bambini al loro destino, e soprattutto se è vero quanto le nostre spie stanno riportando dobbiamo avvisare le colonie extraterrestri del pericolo Solariano” continuò Fear lanciando a Jonah altri rapporti ricevuti.

Jonah lesse attentamente, uno, due, tre rapporti…tutti riportavano in modo diverso la stessa notizia. Al riparo della cupola le ricerche di bioingegneria e robotica dei militari pare avessero portato alla creazione di qualcosa di pericoloso, un ibrido. Inoltre alcuni informatori riportano notizie di dubbi sull’effettiva sorte delle persone al compimento dei 50 anni. Qualcosa di oscuro e peggiore dell’esecuzione forse stava avvenendo al di sotto della cupola protettiva.

Otto mesi dopo Arcadya col suo carico di speranza stava attraversando gli ultimi strati dell’atmosfera terrestre. Un mese prima l’intera comunità ribelle si era trasferita in un’altra zona sotterranea, circa 3500 km più a sud. Erano rimasti nella base di lancio soltanto l’equipaggio e pochi tecnici necessari alle attività di terra, una volta terminato il lancio sarebbero scappati verso Ovest per poi riunirsi presso la nuova area scelta dalla comunità evacuata a Sud. Non si sarebbero mossi di un metro però, come previsto 7 minuti dopo il lancio alcune testate nucleari colpirono le coordinate dell’area di lancio…

“Rotta per Marte acquisita” disse il computer di bordo mentre Jonah slacciava le cinture di sicurezza e si affacciava dall’oblò per vedere un’ultima volta la terra.

Concorso #Noiumani: Menzione d’onore per Customer Satisfaction!

 

cucina-itadakimasuCari lettoridelmattino,
è con somma soddisfazione che vi segnalo che il mio racconto Customer Satisfaction ha avuto la menzione d’onore al concorso di fantascienza #noiumani.
Sui circa 160 racconti in gara, Customer Satisfaction è arrivato ben 12esimo, quindi a due posti dalla pubblicazione nell’antologia (che purtroppo, per volere dei curatori, è stata ridotta per l’appunto da 15 a 10 opere …pazienza…).
Il racconto inoltre è stato letto più di 500  volte (!), nonché votato e commentato molto positivamente. Un bel risultato assolutamente da festeggiare, che incoraggia chi come me si mette in gioco con le proprie idee e le proprie creazioni. Sicuramente sarà un bello stimolo per andare avanti con il racconto “Contatto Zero”, a cui sto dedicando gli scampoli di tempo che il resto della vita mi lascia a disposizione.

Dunque un “grazie!” a tutti coloro che lo hanno letto, a chi mi ha votato e commentato. Spero vivamente di essere riuscito a trasmettervi le emozioni e le sensazioni che ho tentato di infondere nella storia di Mike e Sheila e del piccolo Kenny (che proprio non riesco a chiamare con l’appellativo di “figlio“).

Voglio in qualche modo contraccambiare con alcune segnalazioni tra i 10+5 vincitori di #noiumani. In questi giorni avevo letto alcuni dei racconti che poi si sono rivelati tra i migliori. Non vi posso esprimere un’opinione su ciò che non ho letto, ma posso dirvi che ho trovato validi i seguenti due titoli:

  • The Other You , per l’ottimo equilibrio tra i personaggi e gli eventi di contesto
  • Il terzo contatto, per la tensione drammatica che fa risuonare le corde emotive del lettore.

Un saluto e un arrivederci al prossimo post dal vostro bloggerdelmattino.

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Marco e la coccinella

Eccovi una breve storia, una piccola fiaba triste, su come a volte ciò che noi riteniamo possa essere il bene per qualcuno non necessariamente lo sia.

C’era una volta un bambino di nome Marco che viveva in una casa con giardino. Era un bel giardino, pieno di fiori, piante ed alberi. Un giorno Marco, mentre giocava in giardino, trovò una coccinella e la portò in casa . La portò con sé, la mise in una scatolina e le diede da mangiare. E la coccinella ringraziò Marco. E così il giorno seguente ed il giorno successivo. Ma alla fine del terzo giorno la coccinella stava male e Marco le chiese: “Coccinella, che cos’hai? Stai male?” E la coccinella rispose: “Caro Marco, tu sei stato buono con me, mi hai portato a casa tua, mi hai dato da mangiare e mi hai tenuto con te. Però io così non ho potuto più volare nei prati verdi e trovare una coccinella femmina e fare insieme a lei le uova, per far nascere tante piccole coccinelle.” Marco, dispiaciuto, le rispose: “Allora, coccinella, da domani ti porterò in giardino e potrai volare nei prati verdi e trovare una coccinella femmina, e con lei fare tante uova. E quando vorrai, mi tornerai a trovare”. La coccinella rispose triste: “Caro Marco, ti ringrazio, ma purtroppo io domani non ci sarò più. Non lo sai che le coccinelle vivono solo tre giorni?”

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(immagine da summagallicana.it)