“Richiesta di soccorso” – racconto ospite

A quanto pare ultimamente sta girando un terribile virus. Questo pericoloso nemico della salute umana è particolarmente subdolo, perché può essere contratto in vari modi: per via orale, ma anche cartacea o digitale. Questo virus crea delle strane idee nella testa di soggetti ospitanti, idee di mondi lontani, di protagonisti, situazioni, vicende. Queste idee si accumulano nella testa, e l’organismo per reazione cerca di espellerle sotto varia forma: sfregando matite su lastre di cellulosa, oppure colpendo violentemente e ripetutamente i tasti di un dispositivo elettronico. Si suppone che debba comunque esserci una predisposizione del paziente a contrarre la malattia, che talvolta rimane asintomatica, latente anche per anni in soggetti portatori sani. Qualcuno mi ha infettato, ma la mia forma non è ancora così acuta. Però è abbastanza grave da contagiare qualcuno. Così, un caro amico e collega, dopo aver letto customer satisfaction, ha contratto il virus, che si è subito manifestato con un forte attacco. Oggi vi riporto i frutti di questo attacco, sicuro che questa terapia palliativa non lo porterà a guarire, ma almeno ad allentare la pressione di idee che cresce nella sua testa, così da fare spazio a quelle successive.

Di seguito “Richiesta di soccorso”, di Bishop75, che ospito sul mio blog molto volentieri.

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Jonah non riusciva ad abituarsi a quei bagliori bluastri che trasformavano la notte nel deserto in un inquietante palcoscenico per la danza del plasma solare. Aurore tanto affascinanti quanto letali… Erano passati ormai quasi 250 anni da quando il Sole aveva abbandonato la fase di stabilità e si stava trasformando in una Gigante rossa, e lui era abituato a vederle nei monitor di Solaria, al sicuro sotto la superficie terrestre. “È ora di tornare Jonah!” disse Hope trascinando dietro di sé una slitta che trasportava le batterie recuperate dal relitto di un drone scout delle forze di sicurezza e contenimento di Solaria. “Jonah! Manca poco e ne arriverà un altro! Non possiamo fare niente per loro, solo resistere! Muoviti!”.

Resistere…resistere…Jonah con ancora in braccio il blaster con cui aveva disattivato il drone, sentiva rimbombare quella parola…resistere. Non riusciva a distogliere lo sguardo dai corpi che non era riuscito a salvare, molti bambini innocenti, o meglio a detta del governo di Solaria colpevoli di esser stati concepiti e nascosti al piano di contenimento demografico. “Andiamo Jonah” disse Hope prendendolo per un braccio “andiamo…”.

Erano le grotte i loro rifugi, lì una piccola comunità di ribelli era al riparo dalle radiazioni.  I droni non potevano rilevarli e soprattutto, non potevano rilevare il chip che registrava ogni essere vivente sul pianeta e che avrebbe segnalato la sua posizione non appena raggiunti i 50 anni. Col tempo erano riusciti a capire come rimuoverli ma ben presto Solaria iniziò a programmare i droni per catturare qualsiasi forma di vita senza il chip. L’estinzione degli animali rendeva facile il lavoro di rilevazione traccia ir.

La vita sul pianeta iniziò a risentire dell’instabilità solare già dopo i primi 50 anni di attività. Ben presto inziò l’estinzione di massa dei primi animali, un mix tra aumento delle temperature e delle radiazioni ionizzanti. Dopo toccò alle piante e all’uomo. Ogni passo avanti della civiltà umana iniziò a barcollare, gli impulsi solari e le costanti aurore mandarono in tilt ogni strumento elettronico non schermato. Solo le tecnologie militari più sofisticate riuscirono a sopravvivere, tecnologie nate per resistere agli EMP, ben presto fu il caos. L’implosione della civiltà umana fu chiara a tutti con la fine dei collegamenti satellitari e del gps, la fine del loro funzionamento scosse la popolazione più del razionamento della carne e l’estinzione delle prime specie animali.

L’incremento delle temperature aveva causato lo scioglimento delle calotte polari, gran parte del pianeta giaceva ormai sotto il livello del mare e alla fine di questo processo rimasero soltanto poche comunità che vivevano sotto le calotte protettive destinate a mantenere in vita le comunità minerarie di Mercurio…ormai abbandonato da tempo. La vita si era spostata momentaneamente su Marte col quale pare si fossero perduti i contatti da oltre 70 anni. Abbandonati al proprio destino, aggrappati alla vita al momento garantita dalle cupole, i governi sopravvissuti avevano deciso che l’unica soluzione era quella di contenere la popolazione “terminandola” a 50 anni.

Fu però subito chiaro che le elite governanti ed i militari su cui poggiavano gran parte delle basi del loro potere non rispettavano tale limite. Presto nacque una resistenza che abbandono la cupola e si rifugiò nel sottosuolo sfruttando la vasta regione mineraria. Jonah e Hope facevano parte di una delle tante squadre di estrazione civili ribelli dalla cupola. Quella notte avevano fallito.

La città sotterranea si raggiungeva dopo aver attraversato lunghi tunnel che si diramavano verso i vari distretti che componevano la comunità ribelle. Jonah e Hope abitavano nel distretto scientifico dove si occupavano della sicurezza interna, in tale distretto era riposta la speranza di poter fuggire dal pianeta morente. Gli ingegneri stavano da tempo lavorando alla realizzazione di una piccola unità spaziale che potesse lasciare il pianeta verso Marte o le colonie orbitanti attorno Saturno in cerca di aiuto, Arcadya sarebbe stato il suo nome. Utilizzare le radio era pressoché inutile, la potenza necessaria a superare le tempeste magnetiche ed il rumore di fondo solare avrebbe sicuramente attirato l’attenzione delle cupole. Non potevano scoprire di nuovo la posizione della comunità, l’ultima volta fu una strage e andarono perdute parte degli sviluppi della navicella.

“Porta ai laboratori le batterie recuperate e poi vai a farti sostituire quel braccio Hope, io vado a fare rapporto” disse Jonah osservando con apprensione i cavi ed i circuiti che uscivano dallo squarcio annerito dell’avambraccio destro di Hope. Jonah teneva tantissimo al suo compagno di lavoro, ne avevano passate tante e non era come le altre unità H-Ope di supporto al combattimento in ambienti estremi. Era un vecchio modello, l’ultimo attivo dei 75 robot trovati anni fa in un vecchio deposito sotterraneo dell’esercito, Probabilmente un carico per Mercurio. Jonah grazie ai suoi studi in informatica ed A.I. era riuscito dopo svariati tentativi che lo avevano costretto a disattivarlo e mandarlo in “assistenza” a renderlo più umano e adatto alle sue missioni di recupero al limite del suicidio. Le altre unità di supporto più sofisticate lo avrebbero bloccato per evitare che ci lasciasse le penne.

Jonah bussò alla porta del comandante Fear. “Jonah accomodati, ve la siete vista brutta mi hanno detto” disse alzandosi in piedi. “Continuano a seguire da lontano i fuggitivi ed a farsi vivi non appena entriamo in contatto con loro. Tutti uccisi, 7 bambini e 5 adulti. Grazie a Hope non sono nella lista…” disse Jonah appoggiandosi al muro. “Forse sarebbe stato meglio…”continuò Jonah “sono anni che aspetto di poter partire con Arcadya, sono stufo di questa merda”. “Siamo a buon punto Jonah, davvero. Il nucleo energetico è stabile adesso, e farti ammazzare adesso non sarebbe una bella idea” disse Fear mostrandosi un video dei test della navicella. “Siamo l’ultimo baluardo tra i superstiti terrestri e la follia di Solaria. Non possiamo abbandonare donne e bambini al loro destino, e soprattutto se è vero quanto le nostre spie stanno riportando dobbiamo avvisare le colonie extraterrestri del pericolo Solariano” continuò Fear lanciando a Jonah altri rapporti ricevuti.

Jonah lesse attentamente, uno, due, tre rapporti…tutti riportavano in modo diverso la stessa notizia. Al riparo della cupola le ricerche di bioingegneria e robotica dei militari pare avessero portato alla creazione di qualcosa di pericoloso, un ibrido. Inoltre alcuni informatori riportano notizie di dubbi sull’effettiva sorte delle persone al compimento dei 50 anni. Qualcosa di oscuro e peggiore dell’esecuzione forse stava avvenendo al di sotto della cupola protettiva.

Otto mesi dopo Arcadya col suo carico di speranza stava attraversando gli ultimi strati dell’atmosfera terrestre. Un mese prima l’intera comunità ribelle si era trasferita in un’altra zona sotterranea, circa 3500 km più a sud. Erano rimasti nella base di lancio soltanto l’equipaggio e pochi tecnici necessari alle attività di terra, una volta terminato il lancio sarebbero scappati verso Ovest per poi riunirsi presso la nuova area scelta dalla comunità evacuata a Sud. Non si sarebbero mossi di un metro però, come previsto 7 minuti dopo il lancio alcune testate nucleari colpirono le coordinate dell’area di lancio…

“Rotta per Marte acquisita” disse il computer di bordo mentre Jonah slacciava le cinture di sicurezza e si affacciava dall’oblò per vedere un’ultima volta la terra.

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