Cattiveria d’Autore

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Su Facebook sto seguendo un progetto “social”, chiamato “Hangar 66”: un fumetto che sta prendendo forma dal brainstorming dei lettori. Ad un certo punto l’autore (Max Bertolini, disegnatore di Morgan Lost e Nathan Never) ha evidenziato la cattiveria di alcune idee dei partecipanti all’iniziativa. E lì mi è risuonato qualcosa in testa. Mi è tornato alla mente uno degli insegnamenti del corso di Drama Fiction:

Lo sceneggiatore deve essere cattivo con i personaggi. Senza sofferenza non vi è narrazione. La sofferenza è contrapposizione, conflitto, necessità di cambiare la propria o altrui condizione.

 

Ed effettivamente è vero. Qualsiasi forma prenda, la narrazione non è mai neutra, ma è cattiva. E questo vale indipendentemente dalla rappresentazione della storia (romanzo, film o sessione di gioco di ruolo). Perché i personaggi devono soffrire. Devono patire, stare male. Solo così si metteranno in moto per reagire, per fuggire o per scivolare ancora più in basso. Per affrontare i conflitti che li attendono.

 

Non ci credete? Facciamo una prova. Immaginiamo una storia senza sofferenza.

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Va tutto bene, il bambino corre in un campo fiorito, ride, è contento, gioca con un orsacchiotto, corre nei prati, mangia un panino, ride con la sua mamma ed il suo papà in una bellissima giornata estiva.

Bello, vero? Sensazioni positive, sicuramente emozioni. Ma che succede? Niente! Se questa famigliola sta bene così com’é, perché dovrebbe muoversi da questo stato di equilibrio felice?

Di per sé questa è una scena da pubblicità, che porta lo spettatore ad associare sensazioni positive al prodotto reclamizzato. Differentemente, collocata in una storia, questa scena può essere la fiabesca conclusione alla “tutti vissero felici e contenti”. O uno sbiadito ricordo del bel tempo che fu, in netto contrasto con l’oggi della narrazione. Ma se una storia si aprisse in questa maniera, il fruitore non potrebbe fare a meno di pensare: “oddio, chissà che cosa terribile succederà? Che cosa spezzerà questo scorcio di felicità? ”. Perché qualcosa dovrà accadere, il dolore dovrà irrompere sulla scena, altrimenti i personaggi non si muoveranno dal loro stato di quiete e la storia non esisterà.

Questo è legato anche ad una necessità di empatia da parte del fruitore della storia: egli deve poter riconoscere le proprie difficoltà quotidiane in quelle narrate, così da trarne consolazione e spinta positiva nell’affrontarle, oltre ad ovviamente provare una liberatoria soddisfazione di quando la cattiveria dell’autore si abbatte sul cattivo, punendolo.

Chiaramente la sofferenza si veste dei toni del genere rappresentato. Sofferenze di amore in una vicenda sentimentale, tragedia in un film a tinte forti, alleggerita in una favola (ma neanche troppo – molte favole, favole, se raccontate bene, sono più truci di un racconto di Poe), sofferenza interiore in una storia più introspettiva.

E ancora: parodia di se stessa in un film comico. Perché il sadismo dell’autore è presente anche e soprattutto nella comicità, proprio sotto forma di parodia.

Prendiamo ad esempio una gag di Stanlio e Ollio.

StanlioEOllioEpoliziotto

Oliver e Stanley sono alla ricerca di un lavoro perché perennemente squattrinati. Però , nel momento in cui hanno la loro occasione e la sorte sembra sorridere, comincia a capitar loro di tutto. Cadono vittime di un vortice crescente di disastri, entrano in conflitto tra loro e con altri, spesso in un catastrofico gioco a rilancio tra le parti: Stanley dà la scala in testa ad Oliver, entrambi fracassano la casa di James Finlayson (l’attore pelato coi baffi spesso loro spalla ), che per tutta risposta fa a pezzi la loro macchina. Alla fine, piangono tutti davanti al terribile tutore della legge (che magari nel frattempo ha preso qualche botta in testa anche lui).

Si tratta sempre di sofferenza, anche se parodizzata.

Episode 6 scene 20Ovviamente, un massimo esempio di Cattiveria d’Autore è sicuramente G.R.R. Martin. Non credo di dovere aggiungere altro a riguardo, vero?

 

wp-1461862201135.jpegIn definitiva, la cattiveria dell’autore determina lo squilibrio che fa muovere i personaggi, come i colpi bene assestati della stecca mandano in subbuglio le 15 palle del biliardo, dando inizio alla partita. Ecco perché non vi è storia senza sofferenza, ecco perché un autore deve necessariamente essere cattivo con i suoi personaggi, facendo loro capitare di tutto. E sono convinto che, se i personaggi potessero saltare nella nostra realtà ed avessero l’occasione di fare due chiacchiere con il loro creatore, per quest’ultimo non sarebbe affatto piacevole 🙂

mr.tateam

 

P.S. Paul Erdos  matematico e personaggio estremamente eccentrico, nella sua personale visione dell’esistenza, diceva: “Con tante brutte cose nel mondo,non sono sicuro che Dio, ammesso che esista, sia buono” “[il Creatore] ci ha creati per godersi le nostre sofferenze; più presto moriamo più presto sventiamo i Suoi piani”. Se così fosse, potremmo dire di essere tutti parte di una narrazione delle Dolorose Avventure del Genere Umano, non trovate?

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Un pensiero su “Cattiveria d’Autore

  1. Amiss

    Complimenti per l’articolo, impeccabile!
    E’ proprio vero….se non c’è cattiveria nell’autore sui suoi personaggi non parte la narrazione… non prende vita la storia…l’avventura…la ricerca…
    Proprio gli imprevisti, i cambiamenti portano a tirare fuori da parte dei personaggi una nuova versione di se stessi…un qualcosa che li rende capaci di far fronte al cambiamento.
    Mi ricorda tanto quando si giocava di ruolo da tavolo…all’inizio, forse perchè troppo legati ai vecchi schemi di D&D, l’avventura consisteva quasi sempre nell’entrare in un dungeon per cercare qualcosa…un tesoro, un oggeto magico potente…. personaggi messi insieme per forza non si sa da quale interesse.. e una volta finita l’avventura finiva lì anche la storia
    Poi invece abbiamo rivisto…anzi siamo evoluti come i nostri personaggi e abbiamo capito che quegli schemi e quelle regole che erano scritti su quei manuali erano solo dei canovacci..un trampolino verso un mondo infinito….le avventure non avevano limiti
    I personaggi hanno cominciato a prendere una nuova “realtà” una versione più” umana”…che li ha visti affrontare oltre che le avversità delle avventure…anche la vita di tutti i giorni…ed è proprio grazie alle avversità e alla “cattiveria” del Master che scoprivi nuove affascinanti ed entusiasmanti avventure

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