L’ ispettore (!?!) Coliandro

Poniamoci una domanda: qual è la caratteristica che accomuna tutti gli investigatori, al di là del periodo storico in cui ognuno di loro si muove, del luogo in cui indaga, del background culturale o della professione effettiva?

Investigatori

La risposta è:  l’intuito.

Shelock Holmes, Jessica Fletcher, Salvo Montalbano, Derrik, Dylan Dog, Tibbs, fratello Cadfael, Guglielmo da Baskerville, il prof. Langdon, Poirot, i vari Horatio, Grissom o Gibbs di CSI ed NCIS, il Tenente Colombo, Vic Mackey, Nick Raider, Jim Gordon, Nathan Never, perfino Don Matteo, Topolino o Detective Conan ( e la lista potrebbe continuare, ovviamente). Tutti accomunati da un grande intuito.

… e poi c’è Coliandro.

Perchè Coliandro di intuito non ne ha neanche l’ombra. Anzi, nei suoi casi non ci capisce proprio niente. Prendi l’archetipo dell’investigatore, fanne la negazione, ed ecco che esce fuori lui. Uno dei personaggi più originali in assoluto degli ultimi anni. Ma facciamo un passo indietro.

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La serie di per sé ha i suoi marchi di fabbrica, elementi per cui lo spettatore la riconosce già dai primi istanti, anche se a puntata iniziata: riprese e ritmo molto particolari accompagnate da una colonna sonora decisamente presente, inconfondibile stile Manetti Bros. Poi c’è la scelta del set: nonostante il team di personaggi potrebbe benissimo muoversi tra le strade più violente della Capitale (cosa vista e ri-vista in enne-mila serie), a fare da sfondo alle varie puntate è invece Bologna “la Dotta” con il suo retroterra, una città italiana che non viene raccontata molto spesso sul piccolo schermo, specie in chiave investigativa. Se poi il protagonista è un poliziotto totalmente fuori dalle righe, scanzonato, autoironico fino a quasi rasentare la parodia, ma senza intaccare azione e suspance, è facile capire come il risultato non possa che essere qualcosa di estremamente originale (ed un bravo va anche all’interprete Giampaolo Morelli, che gli presta volto ed atteggiamenti da sbruffone).

Se ci riflettiamo, il titolo “L’ispettore Coliandro” suona quasi come un ossimoro. Coliandro non è un ispettore. Coliandro vive un gioco di ruolo ispirato all’Ispettore Callaghan. Un antieroe che non ha la percezione della realtà dei guai in cui si va a cacciare. A lui i casi non vengono assegnati: a lui gli piovono addosso! Come si dice: “sono i guai che cercano lui”. E lui ci finisce dentro con tutte le scarpe. Non ci capisce niente, spesso non si rende neanche conto di esserci dentro. Lui, travolto dall’indagine che dovrebbe seguire, è l’ultimo a capirla. L’ultimo a fare due più due. Coliandro non intuisce neanche questa sua mancanza di capacità deduttive. Ma Coliandro compensa in altro modo. Infatti risolve comunque i casi, e lo fa grazie a tre qualità: fortuna innanzitutto, seguita da un mix di audacia ed incoscienza, ed una pura fedeltà al suo lavoro ed al suo ruolo. Perchè Coliandro è un coglione, ma un coglione buono e coraggioso.

Forse una metafora di un Paese che va avanti e se la cava non si sa come e nonostante tutto? Bah. Questo blog si occupa di Storie 🙂

Prima di chiudere, però, vi segnalo un altro film dei Manetti Bros, una rara pellicola di fantascienza all’italiana, che ruota attorno ad una situazione molto originale, e che secondo me vale la pena di vedere. Si intitola l’arrivo di Wang. Un consiglio però: non vi leggete niente su internet, vi sciupereste il film.

Detto questo, vi saluto e vi rimando al prossimo post (più o meno settimana prossima).

ps ve l’ho detto che l’ideatore della serie di Coliandro è Carlo Lucarelli?

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2 pensieri su “L’ ispettore (!?!) Coliandro

  1. Domenico Matteucci

    Ciao Roberto, scrivi cose interessanti. Questa mattina sono caduto sulla recensione a Coliandro.

    Io sto continuando a scontrarmi con un progetto di serie un po sci-fi ma piazzarla è un’impresa titanica.
    Complimenti per il blog.
    Un abbraccio
    Domenico

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  2. Pingback: Coliandro is back! (“Minchia…”) – storiedelmattino

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