Il laboratorio errante di Orchan

Per anni ho scritto le trame per l’associazione di gioco di ruolo dal vivo “Angainor GRV”, e, devo dire, i risultati mi hanno dato tanta soddisfazione.
Insieme agli altri master costruimmo trame ed eventi con un ottimo livello di coerenza, campagne stratificate sulle campagne precedenti, e i giocatori nuovi che via via si aggiungevano si stupivano di come gli eventi spesso narrati dai veterani non fossero stati scritti a tavolino, ma frutto di anni di missioni ed avventure. Mezzi e costumi erano più rudimentali di oggi, ma il gioco era indubbiamente avvincente, le trame si evolvevano adattandosi alle scelte dei personaggi e includevano le relative conseguenze. Soprattutto, almeno personalmente, tentavo di far vivere ai personaggi, situazioni sempre nuove, o da nuovi punto di vista, probabilmente mai provati in un grv (perlomeno dal nostro parco giocatori).

Poi la vita ti richiama all’ordine, ed il tempo che prima potevi dedicare al gioco viene dirottato verso questioni più serie.

Ma prima di abbandonare il ruolo di master, scrissi un background di un personaggio chiave su cui si sarebbe dovuta incentrare la nuova campagna, la storia di un piccolo uomo dotato di forte determinazione. Dopo un crescendo di antagonisti potenti e malvagi, la sfida della novità ci avrebbe portato ad incentrare le trame della nuova campagna su un ometto vissuto secoli addietro, fisicamente debole, ma intellettualmente formidabile ed estremamente tenace. Una sorta di Arne Saknussemm di Viaggio al Centro della Terra, precursore di studi alchemici, le cui tracce avrebbero guidato i personaggi attraverso terre lontane e pericolose per ricostruire i suoi studi. Una figura ambigua, pronta a sporcarsi di male oltre ogni moralità per perseguire un bene puro e personale.

Poi le cose andarono diversamente, il personaggio venne usato dai master successivi a me, stravolto ed adattato per esigenze di trama diverse. Ed è giusto che sia andata così: chi scrive decide gli sviluppi di una storia, nessuno può scrivere la storia di un altro, ognuno scrive la propria versione. Anche quando uno sceneggiatore sviluppa un soggetto scritto da altri, ne scrive sempre una propria versione, secondo il proprio sentire.

Però, in questo post dal titolo vagamente Myiazakiano, vi propongo la storia di Orchan l’Alchimista come l’avevo scritta in origine. E mentre la leggete, tenete conto che l’obiettivo di quest’uomo capace di sovvertire l’ordine degli elementi era soltanto uno: riportare in vita l’amata moglie.

the_magic_chariot_by_rjaart-d32wxh5Orchan era un ometto di origini ignote, vissuto più di un secolo fa ad Ormus. In quel tempo la Teocrazia di Ormus avvampava di un maligno fervore, e chiunque non vivesse secondo i dettami degli Dei aveva la possibilità di finire sul rogo. Orchan era uno studioso, ma i suoi studi non erano graditi ai rappresentanti del Clero di Laries. Egli dunque fu costretto ad abbandonare la patria natia e ad errare per Anthor per sfuggire alle persecuzioni. Orchan però attrezzò un carro coperto a mo’ di laboratorio e così poté continuare i suoi studi, ovunque andasse. Negli anni successivi alla sua fuga si dice che soggiornò preso i druidi di Ildonia, gli gnomi dell’Elerek e i nani di Narak’Zagul. Come facesse Orchan a farsi accettare così in fretta in comunità chiuse come quelle naniche o druidiche rimane un mistero; forse pagava la benevolenza dei regnanti con le sue conoscenze, forse aveva un carisma particolare, fatto sta che quest’ometto mite che cercava solo un po’ di pace per far progredire i suoi studi veniva velocemente accettato dai vari regni ospitanti. E con essi commerciava in conoscenza, usando i suoi segreti allo stesso tempo come merce e come moneta di scambio. Ma Ormus era potente e le sue spie potevano essere trovate nei luoghi più improbabili; Orchan era al corrente di tutto ciò, ed infatti altrettanto velocemente egli abbandonava i regni ospitanti: le sue soste nei vari stati non superavano mai i due cicli di stagioni. Egli si trovava a Narak’Zagul da oltre sei stagioni, ospite di un principe nanico, quando venne a conoscenza della Missiva Apostatica, proveniente da Ormus, con la quale gli veniva proibito “pena lo rogo, di eserciziare alcun esperimenzio od istudio della sua blasfema arte, fintantoché lo suo medesimo corpo et la sua medesima ombra poggiassero su alcuna porzione dell’ universa Terra di Anthor, benedicta et consacrata agli Dei tutti”. Alla Missiva Apostatica era legato un Servante Divino, che avrebbe vigilato su di lui dal piano etereo affinché tale divieto venisse osservato.wp-1456702118219.jpeg Orchan abbandonò anche il suo giaciglio tra le montagne e cominciò ad errare senza meta, stanco degli anni e delle persecuzioni. Nel suo errare finì per sostare alla città libera di Nebula, porto e faro di luce tra le città di Ar-Abel, ove la locale congrega di Sapienti e Stregoni si interessò all’uomo ed alle sue ricerche ed offrì ad Orchan una via di fuga: se non era possibile liberarlo dalla Missiva Apostatica, era comunque possibile ingannarla. Il Signore di Nebula, gran mecenate, fece dunque allestire su un’enorme nave un laboratorio secondo le istruzioni di Orchan, così che egli potesse proseguire i suoi studi senza poggiare piede su Anthor. In questa maniera Orchan avrebbe potuto continuare i suoi studi fino alla fine dei suoi giorni, col patto però di non rimettere più piede su alcuna terraferma.

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