Ellen Wairetz

Ecco il post che era comparso e scomparso da questo blog per lasciare spazio al ritorno di eriadan, e mantenere al contempo una cadenza più o meno settimanale, la prima storia di “produzione propria” che pubblico. Spero vi piaccia.

Da ragazzi giocavamo a D&D in maniera molto fitta, a volte anche quattro sere a settimana. Quando giochi così tanto, i personaggi tendono veramente a “prendere vita”. Poiché ogni storia e avventura che si rispetti ha sempre un inizio ed una fine, ogni tanto facevamo un “reset” di ambientazione, un balzo di “x” anni e inauguravamo una nuova generazione di eroi pronti ad essere bersagliati da ogni genere di nemico e disgrazia.

Conseguentemente io e gli altri giocatori creammo nel tempo un gran numero di personaggi, ed ogni personaggio che si rispetti per prendere vita deve avere un vissuto dietro di sé, un background, meglio se con qualche trauma o scheletro nell’armadio.

A volte lo spunto per un personaggio era colto in un film, in un fumetto, a volte proveniva da un videogioco, da un’idea o da uno stereotipo, o da una canzone. Talvolta bastava un sogno particolarmente vivido al mattino.  O un’immagine.

 

Ellen Wairetz

 

Questa misteriosa guerriera senza nome, ritratta dalla mano di Luis Royo, fu lo spunto per un personaggio che poi non andò mai in scena, perché le evoluzioni narrative ci portarono altrove.

Quello sguardo, quel corpo, quella durezza e sensualità mi narrarono di un nome, quello di Ellen Wairetz, e del suo vissuto aspro e difficile, ma anche della rabbia e della forza interiore che caratterizzarono il suo disperato conflitto con la vita, quella guerra che il destino le aveva dichiarato, e davanti alla quale lei non si era mai sottratta.  Tutto ciò divenne il background di questo settimo personaggio in cerca di autore, che vi propongo come mia prima storia.

Buona lettura.

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Ellen Wairetz nacque nell’anno 968 dell’Era della Luna da un’unione illegittima tra Sir Karl Edwards ed Emma Wairetz, una pastorella delle terre del nobile. Quando aveva 12 anni, suo padre irruppe in casa della donna per eliminare ogni eventuale pretendente al titolo di duca di Edwards. Karl uccise la donna davanti agli occhi della figlia, che però lo ferì al volto con una bottiglia e fuggì nel bosco.

Ma Ellen non poteva dimenticare il sangue di sua madre che colava dalla nera spada del padre e per anni, ogni notte sognava quel giorno maledetto. Non riuscì a dimenticarlo neanche quando a 18 anni si sposò con Alan Maryland, un mercante di vini di Harbville. Ellen partorì una bimba, e la chiamò Sophie e per tre anni i tre vissero felici. Ma Ellen non poteva sopportare che il mostro che aveva ucciso sua madre potesse regnare tranquillo sul vicino ducato di Edwards. Ellen aveva crisi paranoiche, e fu proprio durante una crisi che, durante un litigio con suo marito, gli piantò un’ascia da legna nel petto, fermamente convinta che egli volesse uccidere Sophie.

Ma a suo marito in verità non importava nulla né della moglie né tantomeno della figlia. L’oggetto dei suoi interessi era solamente il commercio del suo maledetto vino. Ellen fu arrestata e condannata a morte. A nulla valsero le sue motivazioni: secondo la Corte che la giudicò, quello di Ellen era solo un maldestro tentativo di entrare in possesso delle ricchezze del marito. Ma Ellen non poteva farsi uccidere per due ragioni: doveva uccidere suo padre, ma soprattutto sua figlia aveva bisogno di lei. Così Ellen non incontrò la lama del boia, perché la notte prima dell’esecuzione riuscì ad evadere, grazie anche a Jason Meyers, suo compagno di cella condannato anche lui a medesima sorte. Jason era l’unica persona che aveva dimostrato dell’affetto per Ellen, e che aveva fatto riaffiorare il sorriso sul suo volto.

Ma quel fragile sorriso si spezzò presto alla notizia che il duca di Edwards intendeva estendere il suo dominio anche sui villaggi limitrofi alla sua contea. Alla notizia le sue paranoie e i suoi incubi riaffiorarono dal passato e fu allora che capì che l’unico modo di scacciarle per sempre era vendicare Emma Wairetz. Così Ellen e Jason si intrufolarono nel castello del nobile, intenti a donargli una morte veloce, ma molto dolorosa. Ellen così finalmente si trovò faccia a faccia con il tanto odiato padre, l’assassino che per difendere il suo trono aveva ucciso a sangue freddo sua madre con le sue stesse mani, mani che Ellen vedeva ancora grondanti il sangue della povera madre. Così, perdendo il controllo, si dimenticò di tutte le torture che le erano venute in mente in tutti quegli anni e sferrò una serie di colpi di spada: dieci, quindici, venti, e non si accorgeva che il duca era già morto, e continuava a sferrare fendenti e colpi, e si accorse troppo tardi che le guardie del duca avevano catturato Jason. Voleva intervenire, voleva aiutarlo, ma il pensiero di sua figlia sola a casa la fece rimanere immobile; e immobile tra la folla rimase anche quando lo giustiziarono, quando Jason, incolpato dell’omicidio del duca, incontrò la lama del boia al posto suo. Sola col suo pianto, Ellen prese sua figlia e partì verso sud, alla ricerca di un posto dove ricominciare una nuova vita, tutta dedicata a sua figlia.

Ma il destino riservava ancora amare sorprese ad Ellen Wairetz. Non riuscendo a cercare un lavoro, ben presto imboccò la strada della prostituzione, e negli ambienti era ormai conosciuta con il nome di “Morgana”. Se non altro cambiare ogni notte uomo indurì ulteriormente il suo cuore, rendendola incapace di innamorarsi ancora, e poi era l’unico mestiere che le avrebbe permesso di mandare sua figlia alla Scuola di Magia a Magican. Per circa dieci anni la vita di Ellen Wairetz andò avanti così. Poi un giorno Ellen conobbe un gruppo di avventurieri, che le chiesero di unirsi a loro, poiché gli dei volevano ciò. Ella rispose che non credeva agli dei e che se se ne fosse presentato uno alla sua porta, lei gli avrebbe risposto ciò che diceva a tutti coloro che bussavano alla sua porta: “la mia tariffa è di quattro monete a notte e non faccio sconti”.

Qualche mese dopo però il destino si accanì ancora sulla bella Ellen: il suo fratellastro, salito al trono dopo l’omicidio del padre, si rivelò ben presto ancor più crudele del vecchio Duca. Così scoprì dove si nascondeva Ellen, mandò dei sicari, dei veri professionisti.

E un giorno Ellen stava tornando a casa: era contenta, perché sua figlia quel giorno sarebbe tornata dalla Torre di Magican, come ogni fine mese da quattro mesi a questa parte. Ma là, in mezzo alla strada, i sicari attendevano la loro preda. Ellen vide chiaramente i sinistri individui muoversi tra poca gente del mercato in chiusura, ma non li vide la povera Sophie. Le sue arti magiche erano ancora troppo deboli, e la giovane apprendista maga non aveva l’esperienza adatta per accorgersi delle lame che scintillavano fuori dai foderi, dei pugnali che penetravano le sue carni e si bagnavano del suo sangue. Ellen si scagliò verso gli assassini, con un grido disperato, ma i tre la scaraventarono a terra senza troppa difficoltà. Ellen pensò che fosse la fine anche per lei, ed in fondo forse sarebbe stato meglio così. Strinse forte la mano di sua figlia e chiuse gli occhi, aspettando di sentire le lame degli aggressori tra le sue carni, lame ormai rese calde dal sangue della figlia, ma ciò non avvenne. Gli assassini se n’erano andati, e lei pianse e li maledisse, e maledisse se stessa per non aver portato con sé la sua spada. Dopo qualche giorno, animata da nuovo fuoco di vendetta, seppellì sua figlia in un campo fiorito e si mise sulle tracce degli avventurieri che aveva incontrato qualche mese prima. Il suo scopo era di nuovo chiaro: unirsi a loro per diventare più forte, per poter così porre fine a questa sanguinosa faida.

Suo padre l’aveva iniziata; e stava a lei finirla.

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