Hangar 66 -il primo fumetto social

Cari lettoridelmattino, la vita del vostro blogger è cambiata parecchio ultimamente: nuova/vecchia città e nuovo lavoro. E niente più ore di treno da riempire scrivendo, leggendo e guardando film. Ma la passione per le storie non è certamente calata, deve solo ritagliarsi dei nuovi spazi nella quotidianità.

Per cui oggi riprendiamo il filo con una segnalazione.

Hangar 66

Hangar 66 – Mecha distrugge Roma

Qualche tempo fa, nell’incipit di un mio post (cattiveria d’autore) avevo accennato al fatto che stavo seguendo un’iniziativa relativa ad un fumetto “social”, intitolato Hangar 66: un progetto di Max Bertolini, che permette ai futuri lettori di contribuire alla creazione dell’opera stessa.

Per chi non lo conoscesse, Max Bertolini è un bravissimo disegnatore di casa Bonelli (e non solo), firma sia dell’ormai classico Nathan Never, ma anche del giovane Morgan Lost (a cui avevo dedicato il primo post di questo blog, quasi due anni or sono).

Hangar 66 – Bella e spietata la tenente della Nuova Europa

Non nascondo un mio iniziale scetticismo nei confronti di H66: temevo infatti che quest’aspetto social portasse principalmente a un brainstorming caotico di idee inconciliabili tra loro. Invece Max ci ha creduto veramente, ha saputo stimolare gli appassionati che hanno deciso di seguirlo in quest’avventura, tirando le fila ed orientando opportunamente il caos di idee raccolte via facebook. E così il progetto ha preso forma, arrivando alla pubblicazione del primo volume il 17 luglio scorso, con il logo di “edizioni inkiostro”.

Ma di cosa parla quest’opera?

Hangar 66 è un fumetto fantascientifico post catastrofe ambientato nell’Italia del 2066, e la catastrofe è semplicemente il collasso delle istituzioni nazionali ed Europee. Così, in questo futuro distopico facilmente riconducibile al nostro presente, l’Italia è piombata nel caos, il Vaticano è stato distrutto e la Nuova Europa ha eretto un muro per arginare quella moltitudine di disperati che tentano di sopravvivere. In questa grande anarchia e devastazione, una possibilità data ai reietti per uscire dalla loro condizione di “ultimi del mondo” è quella di combattere nell’Arena (appunto l’Hangar).

Tra giganteschi mecha, location italiche sconvolte e personaggi provenienti dalle diverse regioni del nostro sfortunato paese, se fosse un fumetto normale Hangar 66 si prefiggerebbe di allarmare il lettore, illustrando un possibile futuro all’orizzonte. Ma Hangar 66 attinge direettamente alle idee dei suoi contributori, le mette in scena, e si comprende come esse diano voce a timori, paure ed incertezze della nostra Italia odierna, che non ha il coraggio di guardare al futuro. Così la fantasia dà voce a queste paure, le immagina e le concretizza, tentando così di esorcizzarle, perché comunque sia per l’essere umano la paura di un futuro catastrofico è più sopportabile della paura di un avvenire ignoto e difficile da immaginare, che dà l’unica certezza di essere diverso e più duro degli anni che già conosciuti e trascorsi.

In definitiva, a breve effettuerò il mio ordine e vi saprò dire la mia sul risultato, una cosa però è certa: tra i nomi dei tanti contributori ci sarà anche il mio, e di questo ne sarò sicuramente orgoglioso.

Hangar 66 – la soluzione della Nuova Europa per la crisi Italiana?

The box – una “RecensioneDelMattino” su Tom’s Hardware

 

Un’altra piccola soddidfazione per il vostro #bloggerdelmattino. Dopo il buon risultato di Customer Satisfaction, ecco la mia prima recensione pubblicata fuori dal blog, in particolare su Retrocult, la rubrica di Tom’s Hardware dedicata alla Fantascienza e al Fantastico del passato (ante 2010, per intendersi).
Eccovi dunque la recensione del film “The Box” , ispirato al racconto “Button, Button” di Richard Matheson (“Real Steel“, “Io sono leggenda“):

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Locandina italiana del film (immagine da Comingsoon.it)

Anni 70. Arthur e Norma Lewis vivono a Richmond, Virginia, insieme al loro unico figlio. Lei insegnante di lettere e filosofia, lui ingegnere presso la NASA a Langley per la missione marziana Viking. Conducono una vita tranquilla, quando si presenta alla loro porta un individuo dal volto sfigurato con una singolare offerta: una scatola con un pulsante. Se lo premeranno una persona sconosciuta morirà e loro riceveranno un milione di dollari. Altrimenti non accadrà nulla. Il misterioso offerente concede loro 24 ore di tempo per decidere, dopodiché ritirerà l’offerta.

In questo arco di tempo cominciano ad accadere eventi che aumentano la pressione economica sulla famiglia, rendendo quel milione di dollari da potenzialmente utile a estremamente necessario per preservare il normale stile di vita della famiglia Lewis.

Dalla decisione presa dai due scaturisce tutta la seconda parte del film, che…[continua su Tom’s Hardware]

Quindi dopo questa recensione, guardatevi il film, leggetevi il racconto originale (lo potete trovare qui) e fatemi sapere cosa ne pensate.

E soprattutto, stay tuned, che altre novità arriveranno presto!

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Frank Langella nella parte di Mr Stewart (Immagine da Tom’s Hardware)

 

“Richiesta di soccorso” – racconto ospite

A quanto pare ultimamente sta girando un terribile virus. Questo pericoloso nemico della salute umana è particolarmente subdolo, perché può essere contratto in vari modi: per via orale, ma anche cartacea o digitale. Questo virus crea delle strane idee nella testa di soggetti ospitanti, idee di mondi lontani, di protagonisti, situazioni, vicende. Queste idee si accumulano nella testa, e l’organismo per reazione cerca di espellerle sotto varia forma: sfregando matite su lastre di cellulosa, oppure colpendo violentemente e ripetutamente i tasti di un dispositivo elettronico. Si suppone che debba comunque esserci una predisposizione del paziente a contrarre la malattia, che talvolta rimane asintomatica, latente anche per anni in soggetti portatori sani. Qualcuno mi ha infettato, ma la mia forma non è ancora così acuta. Però è abbastanza grave da contagiare qualcuno. Così, un caro amico e collega, dopo aver letto customer satisfaction, ha contratto il virus, che si è subito manifestato con un forte attacco. Oggi vi riporto i frutti di questo attacco, sicuro che questa terapia palliativa non lo porterà a guarire, ma almeno ad allentare la pressione di idee che cresce nella sua testa, così da fare spazio a quelle successive.

Di seguito “Richiesta di soccorso”, di Bishop75, che ospito sul mio blog molto volentieri.

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Jonah non riusciva ad abituarsi a quei bagliori bluastri che trasformavano la notte nel deserto in un inquietante palcoscenico per la danza del plasma solare. Aurore tanto affascinanti quanto letali… Erano passati ormai quasi 250 anni da quando il Sole aveva abbandonato la fase di stabilità e si stava trasformando in una Gigante rossa, e lui era abituato a vederle nei monitor di Solaria, al sicuro sotto la superficie terrestre. “È ora di tornare Jonah!” disse Hope trascinando dietro di sé una slitta che trasportava le batterie recuperate dal relitto di un drone scout delle forze di sicurezza e contenimento di Solaria. “Jonah! Manca poco e ne arriverà un altro! Non possiamo fare niente per loro, solo resistere! Muoviti!”.

Resistere…resistere…Jonah con ancora in braccio il blaster con cui aveva disattivato il drone, sentiva rimbombare quella parola…resistere. Non riusciva a distogliere lo sguardo dai corpi che non era riuscito a salvare, molti bambini innocenti, o meglio a detta del governo di Solaria colpevoli di esser stati concepiti e nascosti al piano di contenimento demografico. “Andiamo Jonah” disse Hope prendendolo per un braccio “andiamo…”.

Erano le grotte i loro rifugi, lì una piccola comunità di ribelli era al riparo dalle radiazioni.  I droni non potevano rilevarli e soprattutto, non potevano rilevare il chip che registrava ogni essere vivente sul pianeta e che avrebbe segnalato la sua posizione non appena raggiunti i 50 anni. Col tempo erano riusciti a capire come rimuoverli ma ben presto Solaria iniziò a programmare i droni per catturare qualsiasi forma di vita senza il chip. L’estinzione degli animali rendeva facile il lavoro di rilevazione traccia ir.

La vita sul pianeta iniziò a risentire dell’instabilità solare già dopo i primi 50 anni di attività. Ben presto inziò l’estinzione di massa dei primi animali, un mix tra aumento delle temperature e delle radiazioni ionizzanti. Dopo toccò alle piante e all’uomo. Ogni passo avanti della civiltà umana iniziò a barcollare, gli impulsi solari e le costanti aurore mandarono in tilt ogni strumento elettronico non schermato. Solo le tecnologie militari più sofisticate riuscirono a sopravvivere, tecnologie nate per resistere agli EMP, ben presto fu il caos. L’implosione della civiltà umana fu chiara a tutti con la fine dei collegamenti satellitari e del gps, la fine del loro funzionamento scosse la popolazione più del razionamento della carne e l’estinzione delle prime specie animali.

L’incremento delle temperature aveva causato lo scioglimento delle calotte polari, gran parte del pianeta giaceva ormai sotto il livello del mare e alla fine di questo processo rimasero soltanto poche comunità che vivevano sotto le calotte protettive destinate a mantenere in vita le comunità minerarie di Mercurio…ormai abbandonato da tempo. La vita si era spostata momentaneamente su Marte col quale pare si fossero perduti i contatti da oltre 70 anni. Abbandonati al proprio destino, aggrappati alla vita al momento garantita dalle cupole, i governi sopravvissuti avevano deciso che l’unica soluzione era quella di contenere la popolazione “terminandola” a 50 anni.

Fu però subito chiaro che le elite governanti ed i militari su cui poggiavano gran parte delle basi del loro potere non rispettavano tale limite. Presto nacque una resistenza che abbandono la cupola e si rifugiò nel sottosuolo sfruttando la vasta regione mineraria. Jonah e Hope facevano parte di una delle tante squadre di estrazione civili ribelli dalla cupola. Quella notte avevano fallito.

La città sotterranea si raggiungeva dopo aver attraversato lunghi tunnel che si diramavano verso i vari distretti che componevano la comunità ribelle. Jonah e Hope abitavano nel distretto scientifico dove si occupavano della sicurezza interna, in tale distretto era riposta la speranza di poter fuggire dal pianeta morente. Gli ingegneri stavano da tempo lavorando alla realizzazione di una piccola unità spaziale che potesse lasciare il pianeta verso Marte o le colonie orbitanti attorno Saturno in cerca di aiuto, Arcadya sarebbe stato il suo nome. Utilizzare le radio era pressoché inutile, la potenza necessaria a superare le tempeste magnetiche ed il rumore di fondo solare avrebbe sicuramente attirato l’attenzione delle cupole. Non potevano scoprire di nuovo la posizione della comunità, l’ultima volta fu una strage e andarono perdute parte degli sviluppi della navicella.

“Porta ai laboratori le batterie recuperate e poi vai a farti sostituire quel braccio Hope, io vado a fare rapporto” disse Jonah osservando con apprensione i cavi ed i circuiti che uscivano dallo squarcio annerito dell’avambraccio destro di Hope. Jonah teneva tantissimo al suo compagno di lavoro, ne avevano passate tante e non era come le altre unità H-Ope di supporto al combattimento in ambienti estremi. Era un vecchio modello, l’ultimo attivo dei 75 robot trovati anni fa in un vecchio deposito sotterraneo dell’esercito, Probabilmente un carico per Mercurio. Jonah grazie ai suoi studi in informatica ed A.I. era riuscito dopo svariati tentativi che lo avevano costretto a disattivarlo e mandarlo in “assistenza” a renderlo più umano e adatto alle sue missioni di recupero al limite del suicidio. Le altre unità di supporto più sofisticate lo avrebbero bloccato per evitare che ci lasciasse le penne.

Jonah bussò alla porta del comandante Fear. “Jonah accomodati, ve la siete vista brutta mi hanno detto” disse alzandosi in piedi. “Continuano a seguire da lontano i fuggitivi ed a farsi vivi non appena entriamo in contatto con loro. Tutti uccisi, 7 bambini e 5 adulti. Grazie a Hope non sono nella lista…” disse Jonah appoggiandosi al muro. “Forse sarebbe stato meglio…”continuò Jonah “sono anni che aspetto di poter partire con Arcadya, sono stufo di questa merda”. “Siamo a buon punto Jonah, davvero. Il nucleo energetico è stabile adesso, e farti ammazzare adesso non sarebbe una bella idea” disse Fear mostrandosi un video dei test della navicella. “Siamo l’ultimo baluardo tra i superstiti terrestri e la follia di Solaria. Non possiamo abbandonare donne e bambini al loro destino, e soprattutto se è vero quanto le nostre spie stanno riportando dobbiamo avvisare le colonie extraterrestri del pericolo Solariano” continuò Fear lanciando a Jonah altri rapporti ricevuti.

Jonah lesse attentamente, uno, due, tre rapporti…tutti riportavano in modo diverso la stessa notizia. Al riparo della cupola le ricerche di bioingegneria e robotica dei militari pare avessero portato alla creazione di qualcosa di pericoloso, un ibrido. Inoltre alcuni informatori riportano notizie di dubbi sull’effettiva sorte delle persone al compimento dei 50 anni. Qualcosa di oscuro e peggiore dell’esecuzione forse stava avvenendo al di sotto della cupola protettiva.

Otto mesi dopo Arcadya col suo carico di speranza stava attraversando gli ultimi strati dell’atmosfera terrestre. Un mese prima l’intera comunità ribelle si era trasferita in un’altra zona sotterranea, circa 3500 km più a sud. Erano rimasti nella base di lancio soltanto l’equipaggio e pochi tecnici necessari alle attività di terra, una volta terminato il lancio sarebbero scappati verso Ovest per poi riunirsi presso la nuova area scelta dalla comunità evacuata a Sud. Non si sarebbero mossi di un metro però, come previsto 7 minuti dopo il lancio alcune testate nucleari colpirono le coordinate dell’area di lancio…

“Rotta per Marte acquisita” disse il computer di bordo mentre Jonah slacciava le cinture di sicurezza e si affacciava dall’oblò per vedere un’ultima volta la terra.

Concorso #Noiumani: Menzione d’onore per Customer Satisfaction!

 

cucina-itadakimasuCari lettoridelmattino,
è con somma soddisfazione che vi segnalo che il mio racconto Customer Satisfaction ha avuto la menzione d’onore al concorso di fantascienza #noiumani.
Sui circa 160 racconti in gara, Customer Satisfaction è arrivato ben 12esimo, quindi a due posti dalla pubblicazione nell’antologia (che purtroppo, per volere dei curatori, è stata ridotta per l’appunto da 15 a 10 opere …pazienza…).
Il racconto inoltre è stato letto più di 500  volte (!), nonché votato e commentato molto positivamente. Un bel risultato assolutamente da festeggiare, che incoraggia chi come me si mette in gioco con le proprie idee e le proprie creazioni. Sicuramente sarà un bello stimolo per andare avanti con il racconto “Contatto Zero”, a cui sto dedicando gli scampoli di tempo che il resto della vita mi lascia a disposizione.

Dunque un “grazie!” a tutti coloro che lo hanno letto, a chi mi ha votato e commentato. Spero vivamente di essere riuscito a trasmettervi le emozioni e le sensazioni che ho tentato di infondere nella storia di Mike e Sheila e del piccolo Kenny (che proprio non riesco a chiamare con l’appellativo di “figlio“).

Voglio in qualche modo contraccambiare con alcune segnalazioni tra i 10+5 vincitori di #noiumani. In questi giorni avevo letto alcuni dei racconti che poi si sono rivelati tra i migliori. Non vi posso esprimere un’opinione su ciò che non ho letto, ma posso dirvi che ho trovato validi i seguenti due titoli:

  • The Other You , per l’ottimo equilibrio tra i personaggi e gli eventi di contesto
  • Il terzo contatto, per la tensione drammatica che fa risuonare le corde emotive del lettore.

Un saluto e un arrivederci al prossimo post dal vostro bloggerdelmattino.

copertina

 

2017: i buoni propositi per l’anno nuovo

Cari #lettoridelmattino,

ricomincia la vita routinaria post ferie natalizie, e ho nuovamente il tempo di scrivere sulle pagine di questo blog. E, dato che siamo ad inizio anno, non posso che esordire con i migliori auguri di buon 2017 a tutti voi che con pazienza e divertimento mi seguite in questa mia piccola avventura.

Un nuovo anno con tante idee in cantiere e tanti propositi. A breve, usciranno i risultati del concorso #noiumani, a cui partecipo con il mio racconto customer satisfaction (Link al post precedente). In ogni caso, il concorso è un’ottima occasione per confrontarsi e crescere, nonché per leggere ciò che scrivono altri scrittori (dilettanti e non) – a riguardo vi segnalo che la piattaforma pennematte.it è un ottimo strumento. Nel frattempo customer satisfaction è reperibile anche su ewriters.it (altra piattaforma per maniaci della narrazione 😉).

Ma per il 2017 ho in mente  numerose idee: innanzitutto mi frullano per la testa un paio di recensioni tra gli ultimi libri che ho letto, tra cui “Dragonero-il risveglio del potente” – di Luca Enoch, dalla ormai famosa saga fantasy della Bonelli, e  “il Re Orco”, particolarissimo fantasy surreale dello scrittore fiorentino Matteo Piombo Papucci.

Inoltre conto di finire a breve un racconto a cui sto lavorando intitolato “Contatto Zero”, che vede nei panni del protagonista nientepopodimenoché uno dei due fondatori dell’azienda del web più famosa del mondo: Google. Una volta pronto lo potrete leggere su queste pagine.

Ma non solo: poiché uno scrittore è prima di tutto un lettore, vi segnalerò anche alcuni racconti in cui mi sono imbattuto, un po’ come feci con quelli di Viscusi , vuoi frequentando il gruppo facebook di fantascienza (che consiglio vivamente a tutti gli appassionati), vuoi leggendo altri racconti iscritti a #noiumani.

Infine, il 2017 sarà l’anno buono per mettere su “carta” alcune riflessioni sul genere fantascienza, a cui sto pensando da parecchio tempo (ma queste cose vanno fatte con calma).

Questa breve lista di intenzioni ed idee chiaramente non è scolpita nella pietra, né esaurisce quel che ho in mente per storiedelmattino, ma spero con essa di aver stimolato la vostra curiosità e l’interesse nel blog.

Detto questo, non posso che rinnovare gli auguri di un buon 2017 ricco di storie, dal vostro #bloggerdelmattino.

Stay tuned 😊

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